Sindacati rovina dell’Italia

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Il sindacato, acquisisce delle precise connotazioni nell’era moderna, a partire dallo sviluppo del Capitalismo, ma in quanto fenomeno, in quanto associazione economica di professione, si manifesta in ogni epoca storica: se la storia è lotta di classe, se le classi si contrappongono per il dominio sui mezzi di produzione, se le organizzazioni a difesa del proprio benessere economico sono le prime forme di autorganizzazione che i singoli individui appartenenti ad una stessa classe si danno, allora nella storia delle classi troviamo anche la storia dei sindacati, o meglio di quelle organizzazioni costruite a difesa del lavoro.

Già Marx e poi la Sinistra hanno superato il semplicismo borghese che considera le organizzazioni come il frutto della volontà individuale, come la risposta collettiva ad un problema comune. Il superamento di tale concezione non avviene rinnegando le analisi capitalistiche, la scienza marxista non è altro il superamento e l’oltrepassare i limiti raggiunti dall’analisi borghese, andando oltre, con uno strumento scientifico più potente.

Tutto questo quando nel mondo si passava dall’economia rurale all’economia post-industriale, ma oggi esiste ancora la contrapposizione di classe tra capitalismo e lavoratori? Esiste ancora l’esigenza di difendere il lavoratore se il lavoro è venuto meno?

Oggi la contrapposizione è tra la politica e il popolo scippato della sovranità, in cui i sindacati non hanno nessun ruolo tranne che arroccarsi alle loro corporazioni che gli assicurano lauti guadagni per se stessi.

Poi non ci meravigliamo se i giovani manifestano e magari succede ciò che ieri abbiamo visto a Milano in contrapposizione allo sfarzo che lo Stato fa per una manifestazione al servizio delle multinazionali.

L’apparato politico ieri presente in forze all’inaugurazione di EXPO 2015 a prendersi i meriti, a far vedere “qui ci sono anch’io”, invece di esprimersi con termini offensivi contro i nostri figli chiamandoli teppisti, idioti e quant’altro che attesti quanto siano lontani dalle esigenze comuni, organizzino una task force contro la disoccupazione giovanile creando speranze di futuro.

In contemporanea dall’altro capo dell’Italia a Pozzallo estremo sud, c’era una manifestazione sindacale i quali con il loro atteggiamento radical chic hanno detto che, da un lato strepitano per il 43% di disoccupazione giovanile, dall’altro lato auspicano le porte aperte all’immigrazione sostenendo che i 5 miliardi di euro (tanto vale la norma della Fornero, bocciata dalla Consulta) si possono recuperare dalla lotta all’evasione, il solito ritornello che si scaglia contro chi lavora e cerca ancora di tirare avanti.

Ormai è chiaro, siamo in mano alla tirannia

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