Le due tappe che hanno messo in ginocchio la nostra cultura millenaria.

Per capire perché viviamo in perenne crisi finanziaria bisogna ripercorrere alcune tappe fondamentali del nostro recente passato. Il 1968 e il 1989 sono state due tappe di straordinaria accelerazione del processo di dominio del Capitalismo assoluto, la cosiddetta tirannia finanziaria.

Nella cosiddetta rivoluzione del ‘68 fu contestata la società borghese, la classe media, ma non il Capitalismo. Ad essere attaccata fu l’etica borghese incentrata sul padre, sulla religione, sullo Stato: le sfere dell’eticità. Non ci si accorse che il realtà il Capitalismo stesso nella sua logica di sviluppo intendeva dissolvere quelle sfere per potersi imporre nella sua forma odierna. I sessantottini non fecero praticamente nulla contro i rapporti di forza classisti, ma agirono invece contro l’etica borghese e quindi spianarono la strada al capitale post borghese.

Il Capitalismo pienamente trionfante risulta incompatibile con l’etica, con la religione, con lo Stato: con la grande tradizione dell’Eticità che garantiva la stabilità della vita borghese basata sul matrimonio, sul lavoro fisso, sulla formazione scolastica. Il grande capitale è per sua natura anti-etico e amante della precarietà in tutti i campi, dissolutore dei nostri valori.

Tuttavia, tutto ciò non bastava, bisognava rivoluzionare il cosiddetto blocco sovietico. In Unione Sovietica il segretario del PCUS Michail Gorbaciov un corrotto sul libro paga del Capitalismo occidentale, inaugurò una politica di graduali riforme democratiche ed economiche, ufficialmente per tentare di risollevare le sorti del paese in grave decadimento. Fatto sta che le innovazioni introdotte dal leader Sovietico alla guida del blocco comunista ebbero un effetto dirompente: nel giro di pochi anni l’esigenza di libertà politiche, civili e religiose in tutti i paesi dell’Est divenne irresistibile.

Alla fine del 1989 la pressione popolare portò alla capitolazione dei regimi comunisti in Europa e il crollo del simbolico muro di Berlino. Il 1989 fu la fine non “della storia”, ma di una storia sicuramente. Fu la fine del conflitto bilaterale tra servo e signore. Dopo il 1989 il conflitto diventa unilaterale, diventa massacro di classe: la lotta di classe la fanno le èlites neoliberiste contro il servo disarmato. La lotta di classe c’è ancora e la stanno vincendo quelli delle èlites oligarchiche oggi al potere: la vincono anche tramite l’UE che è un mezzo per disarmare ulteriormente i lavoratori europei e rinsaldare il dominio di classe.

L’Unione Europea è una rivoluzione passiva, cioè rinsalda solo il dominio dei dominanti.

Questi due passaggi sono stati la rovina dell’odierna società in cui il Capitalismo ha indotto una crisi fittizia, promuovendo una artificiosa ospitalità rivolta a nuovi popoli di culture diverse per sostituire quelli già esistenti in Europa.

Ma al capitale non importa nulla dei popoli e degli immigrati. Li accoglie con lo stesso entusiasmo di un vampiro quando vede il sangue, quando vede nuovi schiavi da sfruttare: giubila all’arrivo di queste ondate migratorie, che peraltro esso stesso provoca destabilizzando i paesi da cui questi esseri umani sofferenti provengono, utilizzando i suoi servi al potere.

Non c’è nulla di ospitale nel capitale: è l’ospitalità dello sfruttatore che da un lato è favorevolmente stupito nel vedere un esercito salariale di riserva, di braccia disposte a tutto pur di sopravvivere e che quindi abbattono il costo della forza lavoro; dall’altro il capitale elogia il migrante perché vuole che la sua condizione diventi lo status sociale di tutti.

Per questo si vedono politici, in un periodo storico in cui la crisi aggredisce sempre di più la nostra economia, fare politiche contro il popolo Italiano abolendo diritti sociali come l’art. 5 e dare privilegi ai migranti sottratti al popolo Italiano. Il Capitalismo vuole usare i migranti per rendere noi come loro e per produrre il profilo dell’uomo precario nel campo lavorativo e nomade sul piano esistenziale, promuovendo in tal modo la mobilità assoluta senza radici etiche, lavorative ed esistenziali, spingendo i giovani Italiani a cercare fortuna in altri paesi, lontani dalle loro radici, sostituendoli con le ondate di migranti, accalappiati nei loro paesi con il miraggio di una vita migliore, ma anch’essi vittime di queste manovre subdole, perché sono e saranno impiegati comunque da schiavi, magari inseriti nelle attività delle grandi multinazionali con contratti di convenienza.

Penso di aver elencato avvenimenti che molti hanno vissuto e quindi non frutto di teoremi complottisti, detto questo non ci vuole tanto per capire che siamo in dittatura, governati da un governo fantoccio che ha il solo compito di svendere le ricchezze del popolo Italiano e modificare la Costituzione per regalare la Nazione intera alla cupola che si propone di governare il mondo intero con metodi dispotici filo-nazisti.

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