Genny 'a carogn

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E’ lui che comanda in Italia. E’ lui che decide se una partita si gioca o meno: Genny ‘a carogn. Perché nel nostro paese se la finale di Coppa Italia si può giocare o meno non lo decide il Questore, la Figc o la Lega ma Genny ‘a Carogn. E lo fa davanti al Presidente del Consiglio, a quello del Senato, al corpo di Polizia di Roma.

Davanti agli occhi di tutta la nazione lui sfoggia la sua t-shirt con in petto “libertà per gli ultras”. Come se quegli ultras per cui chiede la clemenza non fossero criminali da strada che hanno distrutto stadi, malmenato agenti, picchiato tifosi di altre squadre. Lui lancia il suo messaggio come se tutto ciò fosse una cosa normale e lo fa con la legittimazione dello stato che si prostra alle sue volontà.

Lancia i suoi anatemi “Libertà per Speziale” (l’uomo condannato in primo grado per l’omicidio di Filippo Raciti, l’ispettore di Polizia rimasto ucciso negli scontri tra ultras a Catania), lo fa in diretta mentre lo stato resta a guardare.

Genny ‘a carogn insieme ai suoi colleghi ultras fischia l’inno dello Stato Italiano davanti lo Stato in pompa magna.

Lo stesso stato capace di indignarsi dinanzi ad “Ivan il Serbo” al Marassi si è piegato davanti a Genny ‘a carogn.

Due pesi e due misure. Questa è la lezione che hanno imparato i bambini stasera, quelli che con tanta ipocrisia sono stati messi davanti ai calciatori.

Questa è l’immagine che l’Italia, ancora una volta, ha restituito al mondo.

L’immagine di un paese in cui comanda Genny a’ carogn.

 

 

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