Tutti gli articoli di Michele Rago

Ennesima campagna di regime contro l’orco che non c’è.

Non pensavo che anche nella civile e pacifica Montoro, il paese in cui vivo, c’era bisogno di queste pagliacciate ideologiche imposte dal potere, visto che non c’è mai stato un caso del cosiddetto femminicidio, una comunità che non vive di violenza ma di rispetto tra generi.
Una campagna strisciante che come una valanga sta travolgendo la dignità di tutti gli uomini, non dei violenti, ma di tutti senza distinzione.
Mi appello ai giovani, non vi prestate a queste menzogne, riprendetevi la vostra dignità e il vostro orgoglio di uomini, prima che cresca in voi il senso di colpa e vi svuoti della vostra identità.
I media portano all’esasperazione i dibattiti sulla violenza sulle donne e sugli omosessuali per nascondere ideologicamente il fatto che la violenza è l’essenza stessa della società di mercato, fondata sullo sfruttamento e sull’immiserimento di sempre più persone a vantaggio di poche.
Sia chiaro, allora: condanniamo la violenza, ma condanniamola in ogni sua forma, a partire dalla violenza economica su cui si fonda la società di mercato, quindi prima di queste manifestazioni ideologiche iniziamo a manifestare contro una tassazione insostenibile.
Viviamo nel tempo in cui ci tolgono tutto, dalla sanità ai diritti sociali, dalla pensione alla sovranità nazionale e a Montoro, terra di alta moralità e civiltà si manifesta contro la violenza sulle donne. Pazzesco!!
Il regime si serve di giovani “minorenni” inconsapevoli di ciò che fanno, dovrebbero vergognarsi.
Tuttavia, il nostro è il tempo della violenza pienamente realizzata, il tempo della violenza economica e della dittatura silenziosa dei mercati. Come, l’integralismo dell’economia riesce a ottenere, con le leggi anonime e impersonali del mercato, ciò che le dittature tradizionali potevano raggiungere solo mediante l’uso delle armi e dei carri armati, oggi con queste campagne ideologiche il potere agisce direttamente sulla labile psiche dei giovani con lo scopo di svuotare alla radice l’autostima maschile, di insinuare nelle nuove generazioni il sentimento di inutilità della vita, di ridicolizzare la loro proiezione verso le donne e di precipitarli in un angoscioso smarrimento.
A mio avviso deve dunque essere stabilito che il mondo non può esistere senza gli uomini e che il loro valore non si misura sull’utilità che le donne ne traggono.
E mentre questa violenza indecente che non mostra il proprio volto inanella un trionfo dopo l’altro, la scena mediatica e intellettuale è occupata dalle figure dei nuovi falsi moralisti e ipocriti, che denunciano la violenza soggettiva per accettare sic et simpliciter quella sistemica, pontificano sulla questione morale perché l’attenzione non torni a concentrarsi su quella sociale, e condannano ogni forma di violenza che non sia quella economica.
Così si spiega l’ideologia del femminicidio, la cui funzione è distogliere l’attenzione dalla violenza economica per spostarla su altre forme di violenza.
Accade così che la di per sé giusta denuncia dell’omofobia o del femminicidio è oggi impiegata puntualmente per distogliere l’attenzione dalla violenza sistemica della società di mercato.
In questo modo passa l’idea secondo cui la società di per sé non è violenta e la sola violenza è quella ai danni delle donne.
Indotti a farci del male da soli, occorre reagire a questa nuova imponente ideologia e inserire la denuncia incondizionata di ogni forma di violenza (sulle donne come sui bambini e uomini compresi, sugli animali come sull’ambiente) in una più ampia pratica attiva di opposizione all’idea che l’uomo e il suo lavoro sono ridotti al valore della merce che producono dal capitale.
Detto questo è riduttivo far credere che il violento in questa società sia solo il maschio, quando la violenza è perpetrata quotidianamente dal potere.

L’evasione fiscale non esiste

Non fatevi ingannare dai politici nostrani che il male dell’Italia è da addebitare all’evasione fiscale facendo credere che il nemico è tra di noi.

In un paese in cui il «Total Tax Rate», vale a dire l’ammontare complessivo delle imposte che grava sugli utili di impresa, si colloca in vetta alle classifiche mondiali a quota 65,8%, è legittimo non pagare le tasse per sopravvivere e chi non le paga per vivere non è un evasore.

Gli usurai della finanza criminale privata nord americana che, segretamente, come denunciato da KENNEDY, dispongono della CIA e dell’Intelligence americana, quando hanno concepito il piano di saccheggio dell’ EUROPA, insieme all’arma letale, la moneta indebitante, hanno progettato le finte opposizioni cui fornire un copione, scritto a tavolino, da recitare per ben mascherarsi ed accreditarsi come autentica opposizione, al fine di incanalare e controllare ogni fronte anti-moneta a debito.

Nel copione imposto, le finte opposizioni europee debbono lanciare accuse terribili contro i partiti e gli organismi rappresentativi dei cittadini, sino a convincere la gente che sono loro i responsabili di tutti i patimenti subiti e non le imposizioni antisociali della BCE e delle banche che gestiscono il credito per far fallire le aziende, mentre perseguitano i cittadini con tasse sempre più esose e incalzanti, sino ad essere impagabili e ad esporre ognuno a facili sequestri di beni per insolvenza.

Senza le finte opposizioni europee, abili nell’irretire i popoli traditi con sofisticate trappole linguistiche e con aggettivazioni correlate e sapienti atte a strappare la delega di rappresentanza anche ad un convinto ribelle, la finanza criminale privata nord americana avrebbe avuto vita difficile e, sicuramente, i crimini commessi ed in atto contro i popoli europei sarebbero stati facilmente identificati.

 

Per gli Ischitani nessuna solidarietà dai media, solo insulti

di RAFFAELE VESCERA da Alganews

Guardate questa foto, pubblicata da Repubblica.it che come altri si fa autogol nell’attribuire le cause del disastro più che al terremoto, al materiale scadente usato per le nuove costruzioni. A crollare è una casa chiaramente vecchia, forse dell’800, mentre quella nuova è rimasta in piedi. Per quanto l’abusivismo sia un fenomeno odioso, comunque equamente diffuso nella stivale, vi  allego in basso la tabella di Legambiente,  i danni provocati da questo terremoto sono dovuti soprattutto al mancato piano governativo di messa in sicurezza delle zone sismiche. Intanto i giornali nazionali, anziché lanciare una campagna di solidarietà per i terremotati, come si è fatto in altre occasioni, si divertono a gettare la croce addosso alle vittime, “diversamente italiane”. E’ la prima volta che per un terremoto non parte alcuna campagna di solidarietà, nessuna raccolta di fondi ma solo di insulti, eppure vi sono 2.600 sfollati. Le sole attestazioni di conforto sono arrivate dall’estero. Ricorre oggi il primo anniversario del tragico sisma di Amatrice, ovunque si fanno commemorazioni e veglie, com’è giusto che sia, anche con la presenza di ministri che fanno solo passerella, visto che i terremotati del Centro Italia denunciano l’abbandono dello Stato. Ancora peggio è andata a Ischia che, accusata di meritarsi il disastro, dopo tre giorni ha visto la sua tragedia archiviata.  Si ha l’impressione che la diffamazione di un territorio e di un popolo sia utile a giustificarne l’abbandono.
Un bel modo per mettere al riparo dalle critiche le scellerate politiche ambientali italiane, in un paese in cui gran parte del territorio è a rischio disastro idrogeologico e a rischio sismico, senza che nulla o quasi sia stato fatto per metterlo in sicurezza.
Che dire dei pochi milioni di euro annunciati dal ministro Delrio per correre ai ripari? Briciole, mentre si spendono miliardi di euro in inutili autostrade doppione (come la Bre-Be-Mi) e le strade del Sud sono un calvario, e in trafori alpini altrettanti inutili come in Val di Susa dove fare l’alta velocità ferroviaria è un insulto per le regioni meridionali, in cui i cittadini italiani anch’essi (non di un’altra nazione) viaggiano a una velocità media di 40 km l’ora.

fonte: >>

Oasi Naturalistica di Frassineto

L’area naturalistica “Frassineto” si estende su una superficie di 81,25 ettari, è ricoperta interamente da bosco ceduo avviato ad alto fusto. Essa è ubicata per la maggior parte (77,1 ettari) nel territorio di Calvanico (f.16 part.1-2-3-7-9-16) e per la restante parte (4,15 ettari) nel territorio di Fisciano (f.22 part. 56).

L’area ricade nella zona di riserva generale e protezione del Parco Regionale dei Monti Picentini, istituito definitivamente con delibera della Giunta Regionale della Campania n.63 del 12/02/1999, come fortemente sostenuto dal circolo, che a tal proposito ha partecipato, come socio fondatore, al comitato del Parco.

L’area dista circa 15 Km da Salerno, presenta un’altitudine media di 650 mt s.l.m. ed è compresa tra una zona boschiva detta “Acqua dei faggi” e quella detta “Costa della traversa”, sulla pendice occidentale dei “ Monti Picentini”.

La perimetrazione dell’area coincide, per un buon tratto, con la strada comunale che collega la frazione di Gaiano (Fisciano) con i comuni di Calvanico a Nord e con il comune di Castiglione dei Genovesi a Sud.
Il bosco è caratterizzato da terreno di natura autoctona, compatto tendende all’argilloso su struttura calcarea-dolomitica micro-fratturata che caratterizza tutti il versante dei Monti Picentini. Le vette prospicienti l’Area sono: Pizzo San Michele (1567 mt), Tuppo dell’Uovo (1525 mt), Monti Mai (1607mt), Serre del torrione (1415 mt) e Varco della Colla (1062 mt). Va detto che la conformazione di questa vasta area che costituisce una buona parte del versante occidentale della catena dei Picentini, è generalmente articolata da boschi, strette valli, canaloni e cime irregolari, costituenti un ambiente assai suggestivo ma di difficoltoso orientamento. Conoscere la montagna (percorrendola a piedi) significa amarla.

L’area Frassineto è percorsa da quattro sentieri (F1-F2-F3-F4) e al suo interno sono presenti spazi attrezzati ed aree per la sosta e punti di osservazione della natura, con tavoli e panche in legno.
In prossimità dell’ingresso all’Area è stata costruita una casetta in pietra in stile tradizionale, all’interno della quale, dal 1997 è stato completato l’allestimento di un piccolo museo della civiltà silvo-pastorale. Il mini museo consiste in una raccolta di attrezzi e utensili impiegati nelle attività artigianali e silvo-pastorali, peculiari del territorio e alla cui fabbricazione ancora qualcuno si dedica.

Nella prima parte del sentiero F1 che si snoda dalla casetta in pietre fino a tornare al punto di partenza (circuito), sono state classificate le diverse specie arboree, ognuna è corredata di un una scheda didattica che ne illustra le caratteristiche principali. Sono presenti,inoltre, ricostruzioni delle tipiche carbonaie di montagna e del caratteristico capanno da rifugio.

Periodicamente, sempre all’insegna del rispetto per l’ambiente, nell’Area si attuano iniziative di vario genere che coinvolgono cittadini e scolaresche quali: escursioni, visite guidate, manifestazioni a sfondo ecologico, didattiche, folcloristiche e sportive.

Diverse sono poi le attività che sono possibile svolgere all’interno dell’Area: trekking, fotografia naturalistica, studi naturalistici, footing, cicloturismo, birdwaching.

L’area naturalistica Frassineto è stata capace in questi anni, grazie al lavoro dei suoi volontari di offrire alle scuole percorsi didattici alternativi e ragionati che consentono di superare l’episodicità e la gratuità delle visite, per farne dei momenti di studio e di indagine approfondita, inserita nella programmazione didattica.
In quest’ottica l’area potrebbe diventare un vero e proprio laboratorio in cui scuole e visitatori possano prendere parte a progetti di sviluppo sostenibile.

Le scuole svolgono del resto un ruolo chiave nella valorizzazione di un’area protetta dal momento che se adeguamente indirizzate e sostenute divengono un soggetto in grado di relazionarsi con le amministrazioni e con gli enti locali per esprimere i propri bisogni e proporre alla comunità azioni culturali e responsabili tese a valorizzare il territorio.

L’educazione ambientale è per questo uno degli strumenti base per attuare una rivoluzione culturale il cui obiettivo è trasformare il comportamento delle popolazioni locali verso un più bilanciato rapporto tra l’uomo e l’ambiente, valorizzando le risorse naturali che li circondano.

fonte>> http://www.legambienteirno.it 

 

 

La vera storia della fine di Craxi e l’euro-rovina dell’Italia

di GIANFRANCO CARPERORO da Libre idee

L’Italia si radicalizza, nel dopoguerra, intorno a due poli: un polo cristiano e un polo di sinistra, che si scinde in più realtà. E poi ha delle forze storiche – liberali, repubblicani – che provengono dalla storia risorgimentale. In questo quadro l’Italia resiste finché non crolla il Muro di Berlino. Fino ad allora, gli americani finanziano la Dc, i russi finanziano il Pci, gli altri si procurano da vivere un po’ come possono. E il sistema politico va avanti, in una specie di benessere garantito dai finanziamenti esteri su cui si modellano i due grossi partiti, mentre gli altri partiti hanno campo libero nel finanziamento illecito, cioè nel finanziamento che ipocritamente veniva considerato illecito, cioè sottobanco. Cosa succede nel 1989? Crolla il Muro. E nel momento in cui vengono meno i due blocchi e gli americani non hanno più paura dei russi, pernsate che diano ancora soldi alla Dc? I russi a loro volta non esistono più, ma le strutture dei partiti rimangono uguali: dipendenti da mantenere, sedi, palazzi, giornali, volantini da distribuire. Dove prenderli, i soldi? In più, finché c’era solo una emittente televisiva il costo della politica era di un certo importo; una volta nata la Tv commerciale, che gli spot se li fa pagare, e non c’è più solo la “Tribunale elettorale” di Jader Jacobelli, il costo aumenta ancora.

Tutto questo costo dove viene trasferito? Nel finanziamento illecito. Che invece di essere un fenomeno sopportabile perché residuale al grosso del finanziamento della politica, diventa un dramma, perché tutto costa il triplo. E come reagisce il sistema Bettino Craxiitaliano a tutto questo? Non reagendo. Cioè, invece di capire che deve correre ai ripari, si fa cogliere di sorpresa. Da che cosa? Da una casta, che era stata toccata nei suoi interessi, e reagiva: era la casta dei magistrati. Dopo il caso Tortora, e dopo aver cercato più volte di prendere il sopravvento sulla politica – ma non ci riusciva, perché allora c’erano delle garanzie come l’immuità parlamentare, dei limiti al suo potere – i magistrati sferrano l’attacco di Tangentopoli avendo diversi obiettivi. Il primo, la reazione di casta al referendum che Craxi gli aveva fatto, sulla responsabilità dei magistrati – referendum vinto ma non eseguito, perché in quel rederendum si aboliva il fatto che i magistrati non rispondessero nei loro errori. E i magistrati allora hanno preteso, tramite i due maggiori partiti e mettendo in minoranza Craxi, che invece, pur riconosciuti responsabili dei loro errori, non li pagassero – né sul piano della carriera, né sul piano economico.

L’attacco sferrato con Tangentopoli aveva un primo obiettivo: far cadere l’immunità parlamentare, che aveva sempre frenato l’attacco della magistratura. Bisognava poterli arrestare, i politici. Bisognava poter adoperare la carcerazione preventiva, in quella maniera, per poi stabilire il predominio, l’abuso. La carcerazione preventiva (obbligatoria per reati come omicidio e rapina) è prevista se c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Viceversa, la carcerazione preventiva non si può applicare, perché “nulla pena sine condanna”, niente pena senza prima una condanna, non del pubblico ministero ma del giudice. Pensate che nel 1994 la Cassazione, per salvare tre mandati di cattura assolutamente illegittimi di Di Pietro, fece una sentenza di questo tipo, a sezioni unite: la custodia cautelare è sempre giustificata se l’imputato non confessa. Il pool Mani PuliteE’ come il famoso comma 22 del codice militare tedesco nazista, che diceva: chi è pazzo può chiedere di essere esentato dal servizio militare, ma chi chiede di essere esentato non è pazzo. E’ la legge perfetta, perché il cerchio si deve chiudere.

La custodia cautelare sempre giustificata se l’imputato non confessa? Di fronte a una sentenza di questo tipo, uno si deve chiedere qual è l’utilità del processo. In Italia, la custodia cautelare viene adoperata per scopi istruttori o per anticipare la pena. Ormai, il reato del politico che ruba è diventato odioso, agli italiani. Tant’è vero che gli italiani, da decenni, accettano dei politici incapaci, purché non rubino. Pensate a quanto stareste meglio se aveste dei politici capaci, che rubano. Il problema di uno che fa un lavoro è che sia bravo, non che sia onesto. Onesto è una conseguenza dell’essere bravo. Scipione l’Africano fu condannato per corruzione. In ogni posto del mondo vedo politici che vanno sotto processo: è giusto che vengano condannati, è giusto che vadano in galera. Quello che non è giusto è che vengano utilizzati dalla comunicazione per far passare sotto silenzio delle altre cose. Il problema di uno Stato che non funziona non è la corruzione. Non è il politico disonesto: è l’incapacità. Perché una persona anche onesta, ma incapace, lo Stato lo fa andare a rotoli lo stesso. Oggi pretendono che non ci siano pregiudicati. Io la metterei in altri termini: non devono esserci persone condannate che non hanno scontato la pena.

In uno Stato laico, una volta che hai scontato la pena, tu il debito con la società l’hai pagato. Devi scindere il piano etico, pure importante, dal piano pratico: la giustizia deve funzionare. E la giustizia non va avanti sulla verità, va avanti su un fatto convenzionale che si chiama verità processuale, che non è necessariamente la verità. Ma l’azione di Mani Pulite aveva un bersaglio principale, che era Craxi, perché Craxi aveva detto di voler fare parecchie cose. Per esempio, nazionalizzare la Banca d’Italia. E di chi è la Banca d’Italia? E’ delle banche. E le banche di chi sono? Finanza massonica e finanza cattolica. Ma c’è un altro problema: la Banca d’Italia, all’epoca, era il controllore delle porcate che facevano questi, che erano controllati e controllori: erano i proprietari della Banca d’Italia, che avrebbe dovuto controllarli. Quindi, Craxi si mette contro un bel po’ di Craxi e Arafatnemici. Si mette contro il potere bancario, forse il potere tout-court. Si mette contro i preti, perché vuole riformare pure i Patti Lateranensi – sapete come sono i preti: finché uno gli bestemmia davanti, gli danno 25.000 pater noster, ma gli vuoi far pagare le tasse s’incazzano.

Dopodiché si scopre, tramite il caso Gelli, che Craxi finanziava Arafat. Perché i famosi 2 miliardi che Craxi dice a Martelli di prendere da Gelli e di versare sul “Conto Protezione”, cosa che non vi dicono, un minuto dopo sono stati presi da Craxi per darli ad Arafat, cioè ai palestinesi. E’ sottile il confine tra terrorismo e insurrezione: Pietro Micca che fa saltare mezza Torino mettendo le bombe nei sotterranei per noi è un patriota, mentre un terrorista palestinese è un terrorista. Pietro Micca lottava per la sua terra, perché l’Italia fosse unita; i palestinesi perché esista una Palestina: uno ha messo le bombe ed è un eroe, quegli altri mettono le bombe e per noi sono dei mascalzoni. Ricordiamoci dell’Achille Lauro, e qui c’è un’altra cosa che non vi dicono: l’operazione Achille Lauro era mirata a colpire il Mossad decapitando il “B’nai Brit”, la massoneria ebraica, che ha le caratteristiche di tutte le massonerie: come la massoneria americana funziona in stretta alleanza con la Cia, il “B’nai Brit” è la parte segreta dei servizi israeliani, cioè del Mossad. Il capo dei “B’nai Brit” – e questo è quello che non vi dicono – era quel signore sulla sedia a rotelle che i palestinesi buttarono giù dalla Leon Klinghoffernave. Si chiamava Leon Klinghoffer. I giornali scrissero che la vittima era un povero paralitico, ma non dissero chi era veramente.

Tornando a Craxi: fin qui si è inimicato le banche, i cattolici, gli ebrei; poi dà parere negativo al riconoscimento dei comunisti nell’Internazionale Socialista; poi Reagan gliela giura, perché a Sigonella ha mandato i carabinieri a puntare le armi sui marines (per proteggere il commando palestinese dell’Achille Lauro), quindi ha contro anche gli americani, e parte della massoneria: perché Spadolini, che era uno dei capi della massoneria italiana, era dell’opinione che bisognasse aiutare Reagan, e quando chiese alla massoneria ufficiale di prendere posizione, e la massoneria non lo fece, Spadolini si mise “in sonno”, e trasformò Craxi in un problema anche per la massoneria. A quel punto, Craxi era uno che non poteva attraversare la strada neanche sulle strisce pedonali. Per cui, nel momento in cui la magistratura fa sapere che sta per fottere Craxi – e qui trovate traccia di quei famosi incontri dei servizi segreti con Di Pietro e gli americani – ognuno ci mette del suo per darle una mano. Così, Craxi finisce ad Hammamet.

Ad Hammamet, Craxi ci finisce anche per un uleriore motivo: era antipatico. La sua principale sconfitta? Non essere riuscito a superare il 15%. Alla gente stava sulle palle. Qui non c’erano complotti: Craxi non sfondava sul piano del consenso popolare – poi bisognerebbe interrogarsi sulla qualità di un popolo che vota Berlusconi e non Craxi. In ogni caso, visto che più del 12-13% non otteneva, Craxi ha perso anche per colpa sua: se fosse stato più forte, questa facilità nel farlo fuori non ci sarebbe stata. Resta però un fatto: c’era stata una riunione su una bellissima barca inglese parcheggiata vicino a Roma, ad Anzio, in cui si erano incontrate dieci, quindici, venti persone, e avevano deciso che l’Italia stava diventando troppo forte, con Craxi. L’Italia era arrivata tra i primi 5 soggetti economici del mondo. Aveva fatto la richiesta ufficiale per fare il G5; esisteva il G7 e adesso c’è il G4, fatto apposta per escludere l’Italia che voleva il G5. Soprattutto, siccome era stata decisa dalla finanza internazionale Gerardo D'Ambrosiol’operazione euro, in Italia serviva una persona che avesse un’ampia disponibilità a “mettersi a 90 gradi”, e questa persona non era Craxi.

Un minuto dopo che hanno fatto l’euro, Craxi ha dichiarato alle telecamere che l’euro sarebbe stato una sciagura. Lo sapeva anche prima. Ma lo sapevano anche loro, che se andava Craxi – e non Prodi – a rappresentare l’Italia, non sarebbe mai passato quel tasso di cambio euro-lira. Non ce l’avrebbero mai fatta, a imporcelo. Mai. Dunque il problema era questo, e l’operazione è andata a buon fine. E, facendo l’operazione Craxi, sono stati regolati anche altri conti: i vecchi conti Sindona, Gelli, Calvi. Soprattutto, tutti quei paraculi della Dc che pensavano che facessero fuori solo Craxi e non anche loro, hanno dovuto pagare dazio. Chi non ha pagato? I comunisti, che hanno fatto passare la teoria che Greganti fosse un ladro, e loro non c’entrassero niente. Sapete chi l’ha fatta, quell’operazione? Un magistrato che è morto, Gerardo D’Ambrosio, che poi è diventato senatore dell’ex Pci. Siccome un altro giudice, Tiziana Parenti, voleva mettere in galera mezzo Partito Comunista, come vice-procuratore generale D’Ambrosio ha avocato a sé l’indagine e l’ha chiusa così, con Greganti unico colpevole. Poi è diventato senatore del Pd.

Perché Craxi si è lasciato distruggere senza difendersi, cioè senza svelare all’opinione pubblica italiana tutti questi retroscena? All’inizio a dire il vero ha provato a difendersi, in Parlamento. Disse: «Chi di voi può dire di non aver fatto tutto quello che ho fatto io, si alzi in piedi». E non si è alzato nessuno, neanche i leghisti. Poi, però, a Craxi sono stati minacciati i figli. Craxi aveva già deciso di andare in televisione e di tirar fuori tutta una serie di carte. Tra queste c’era un famoso “Dossier Di Pietro”, che riteneva la carta vincente finale, perché dimostrava che Di Pietro era il prodotto di quel tipo di organizzazione. Per fare questa operazione chiamò Mentana, al Tg5, ma lo chiamò direttamente, senza passare per Berlusconi, perché Mentana tempo prima era stato collocato a Rai2 da Craxi. Poi chiamò Paolo Mieli per fare un’intervista di due pagine sul “Corriere della Sera”. Stefania e Bobo CraxiDopodiché chiamò la Rai per un’intervista che avrebbe dovuto fare prima con Giancarlo Santalmassi, poi con Minoli, e che poi invece non fece. Perché quella notte successero tre cose.

A casa della figlia Stefania si introdussero delle persone che bruciarono tutti i suoi vestiti. A casa di suo figlio Bobo si recarono delle persone che razziarono tutto quello che c’era. E nella sua casella della posta trovò un messaggio con scritto che, se avesse fatto quelle interviste, avrebbero pagato i suoi figli. Una delle cose che nessuno vi dice, che non sono mai state pubblicate e che vi dico io, è che era lo stesso messaggio che avevano ricevuto altri personaggi di Tangentopoli, che avevano deciso di parlare e si sono suicidati. A quel punto, Craxi decise di telefonare a Cossiga, il quale aveva un grosso complesso di colpa nei suoi confronti, perché sapeva cosa stava accadendo, tant’è vero che si era precipitato a fare senatori a vita Giulio Andreotti e Gianni Agnelli, per evitare che in Tangentopoli ci finissero dentro anche loro, ma non si era premurato di avvisare Craxi. Cossiga a sua volta contattò il capo della polizia dell’epoca, che si chiamava Vincenzo Parisi, il quale fece un’abile opera di mediazione tra Di Pietro, il pool di Mani Pulite e Craxi, per concordare la latitanza: Craxi se ne sarebbe andato ad Hammamet normalmente, non avrebbe parlato, e solo tre mesi dopo ci sarebbe stato l’ordine di carcerazione.

I magistrati sapevano benissimo che Craxi sarebbe andato ad Hammamet col suo passaporto, e il ministero degli esteri concordò con Ben Alì – che era il dittatore della Tunisia – che l’Italia non avrebbe mai avviato una richiestra di estradizione. Craxi si tenne la libertà di parlare una volta ad Hammamet, ma in Italia no: la minaccia verso i figli l’aveva ritenuta concreta. Molta gente si era ammazzata, attorno a Mani Pulite. O forse era stata ammazzata. Io ero coinvolto nel processo a Raul Gardini e, come avvocato, avevo accesso a documenti non pubblicati. Era la prima volta che vedevo qualcuno che si suicida Raul Gardinisparandosi due proiettili mortali alla tempia. Due, capite? Non possono essere entrambi mortali. Se uno si spara un colpo in testa, come può spararsi anche un secondo colpo? Forse Gardini stava per rivelare il nome di chi portò il famoso miliardo a Botteghe Oscure? Chi lo sa.

Il potere è astratto, è automatico. Ci sono meccanismi nei quali entri e magari ti ammazza il nemico che meno ti aspetti: tu non sai che calli stai pestando, di chi sono, perché, da dove vengono quei soldi, chi è in affari con chi. Magari pensi di fare uno sgarbo a Tizio, e s’incazza Caio, che non sapevi fosse in affari con quello. I meccanismi del potere sono di una complessità inaudita. Non è una vita facile, quella di chi sceglie di stare nel potere. Certo, sai sempre come pagare le bollette, però non sai mai da dove ti arrivano le coltellate. Quando Craxi ha accettato di deporre al processo Cusani, quando già l’accordo l’avevano fatto, Di Pietro è stato criticato perché l’interrogatorio era mite, era troppo rispettoso. In realtà era il segnale che aveva chiesto Craxi a Parisi per non fare le interviste. Disse: «Io le interviste non le faccio. Ma, a parte il fatto che lasciate in pace i miei figli, non voglio finire in galera. Perché se finisco in galera, e so come sono fatto, poi m’incazzo, parlo, e m’ammazzano i figli. O ammazzano me». Una tazzina di caffè: com’è morto Sindona? Com’è morto Papa Giovanni Paolo I? Ti portano una camomilla le monache: è perfetto.

Con Craxi, è stato eliminato chi era capace. La disonestà? Bettino Craxi non era ricco. Il famoso tesoro di Craxi non l’hanno trovato perché non è mai esistito. I 13 miliardi che gli hanno trovato sul famoso conto svizzero erano i soldi del partito. Mentre i grandi partiti i conti del finanziamento illecito li intestavano ai segretari amministrativi, i piccoli partiti li intestavano ai segretari politici – il conto del Pri era intestato a Giorgio La Malfa, che ha avuto i suoi guai, come Renato Altissimo del Pli. Craxi, quando passò le consegne a Del Turco, cercò di passargli anche i conti; ma Del Turco, che era un po’ fifone, disse “no, Craxi ad Hammametnon li voglio”, non scordandosi che un conto simile l’aveva quand’era segretario generale della Uil, perché anche i sindacati facevano i finanziamenti illeciti.

Siamo un paese strano: ci colpevolizzano col debito pubblico, senza tenere conto del fatto che abbiamo il massimo risparmio privato europeo e il più alto numero di proprietari di case. Questo dovrebbe contare, per la solidità del sistema, e invece quando vanno a trattare in sede Ue si calano le brache, compreso l’ultimo, Renzi, che sembra un pretino, un seminarista di trent’anni fa. Un leader forte, l’Italia non se lo può permettere, perché una delle caste italiane se lo sbrana. Questi pretini spretati hanno paura di fare la fine dei Craxi. Meglio calarsi le brache e tirare a campare, poi si vedrà. C’è questo cortocircuito, in cui il nostro sistema non difende più l’istituzione. Quando hanno scoperto un sacco di magagne su Kohl, i tedeschi l’hanno mandato a casa, non in galera: perché era Kohl. E quando sono state scoperte un sacco di magagne su Mitterrand, i francesi – compresa l’opposizione – non l’hanno mandato in galera, l’hanno mandato a casa.

Da noi, Craxi è stato mandato ad Hammamet, senza tener conto che aveva rappresentato un’istituzione. E lo stesso sta succedendo a Berlusconi – che a me non è simpatico, non l’ho mai votato, però non posso immaginare che uno, quando fa il presidente del Consiglio, abbia i carabinieri appostati alla porta per vedere con chi scopa, perché non c’è rispetto – non verso ciò che uno è, che sono fatti suoi – ma ciò che uno rappresenta, che sono anche fatti miei. E se uno mi rappresenta indegnamente io lo mando a casa, non in galera, perché mandandolo in galera sputtano anche me, indebolisco la Gianfranco Carpeoro mia economia, il mio sistema. Invece qui, pur di prenderne il posto e farsi la guerra (non vale solo per Berlusconi, l’ha fatto anche lui agli altri) vige questa mentalità, per cui oggi magari l’idea è quella di fottere Renzi per mettersi al posto suo, e per fottere Renzi o Berlusconi o D’Alema ci si allea con i nemici dell’Italia, con la stampa estera per sputtanarli, con i parlamentari europei per attaccarli. Ma che logica è? Che popolo siamo?

(Gianfranco Carperoro, estratti delle dichiarazioni rese il 13 maggio 2014 alla conferenza pubblica dell’associazione “Salusbellatrix” a Vittorio Veneto, ripresa integralmente su YouTube. Studioso di simbologia, esoterista, già avvocato e magistrato tributario, giornalista e pubblicitario, Carpeoro è autore di svariati romanzi ed è stato “sovrano gran maestro” della comunione massonica di Piazza del Gesù).

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Nuovi Brand nel mondo scelgono il Made in Italy per la nuova collezione.

Dall’Olanda Ruigrok van der Werven presenta la sua prima collezione Made in Italy.

Firme emergenti 2.0 con linee sobrie ed eleganti Ruigrok van der Werven presenta la sua collezione a L’Hoxton Hotel. Le borse sono progettate e concepite in Olanda da Denise Ruigrok van der Werven e realizzato a mano in Italia. Con le sue borse di lusso ma accessibile, RvdW è sicuramente un marchio da guardare! 

Denise ha studiato grafica a Rotterdam e Artemis Styling Academy di Amsterdam. Dal 2014 lavora come stilista freelance di moda, ma dopo un pò ha deciso di seguire il suo sogno di progettare in proprio la sua prima collezione di borse. Dal design della borsa al concetto e lo stile dalle PR alla vendita; Denise fa tutto da sola, assecondata in Italia da una squadra giovane capace di mettere in pratica il suo stile.

La collezione si compone di borse di lusso, con un design minimale, realizzati in pelle conciata al vegetale. Tutti gli articoli sono modesti ma colpisce a causa dei materiali di lusso e dettagli straordinari. I manici annodati, fodera in grafica e le linee originali sono la sua firma. Le borse sono eleganti e senza tempo in beige chiaro, nero, grigio e di colore verde scuro.

 

Hasta Siempre Comandante

Non sono di sinistra ne di destra ne liberale come lo intendono i falsi politici. Mi ritengo libero, libero di valutare attentamente gli avvenimenti, come la scomparsa di Fidel Castro che insieme a Che Guevara sono stati artefici della Revolution Cubana sottraendo l’isola allo sfruttamento degli americani. Qualcuno osserva che era un dittatore, che ha condannato a vivere il suo popolo nella miseria, intanto mi spieghino dov’è il benessere nelle isole dominate dal potere capitalista occidentale, ad iniziare dalla vicina Haiti.

Felicitarsi per la morte di Fidel è da servi sciocchi del potere che ci sta portando alla miseria. Da questa mattina con l’appoggio del clero (gli “oratores” intellettuali, politici, giornalisti e accademici) che da sempre demonizza ogni realtà non allineata col mondialismo classista, subito silenziata come fascista, stalinista e totalitaria, come Paolo Gentiloni che parla di “pagina drammatica della storia”, Matteo Salvini inneggia alla pietà cristiana ma è felice che c’è un dittatore in meno, come se in occidente sia diverso, aggiungendo “viva la Libertà” per non parlare delle battute degli inutili Fabbrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri… Roberto Saviano il quale enfatizza le violenze e le persecuzioni agli oppositori e agli omosessuali tanto cari al pensiero unico dei suoi amici sionisti.

Verrebbe da chiedere al coro virtuoso dei giubilanti quale sia la “Libertà” alla quale essi inneggiano. Sorge il sospetto che essa sia la libertà difesa e promossa dalla mondializzazione a cui il Leader Maximo si è eroicamente opposto e cioè: la libertà di sfruttare l’uomo senza impedimenti, la libertà di mandarsi a vicenda in rovina, come la libertà di pignorarti la casa.

Ritengo che sia scomparso un altro dei baluardi che con i loro successi e non, hanno contribuito al consolidamento della nostra identità latina opponendo l’espansione dell’imperialismo americano filo-sionista e per questo credo che Fidel ci appartenga come noi apparteniamo alla cultura latina. Da parte mia tutto il rispetto per quest’uomo che nel bene e nel male è stato l’avamposto all’invasione anglofona e alla tirannia del dollaro. Castro ha garantito un modello alternativo, per quanto non perfetto, a quello dell’apartheid globale capitalista.

Quando muore un grande si dice:
“Se muore un leone gli sciacalli arrivano a banchettare sulla carcassa. Ma il leone rimane leone, gli sciacalli rimangono sciacalli”.
Michele Rago

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