Anche i banchieri si uccidono; cosa sanno che noi non sappiamo?

Anche i banchieri si uccidono…

Quel che si sa, che sono saliti a 14 i banchieri morti di morte innaturale dal principio dell’anno: 14 in tre mesi, sta diventando un mestiere più pericoloso che quello di contractor per la Blackwater.

  • Il 26 gennaio finisce i suoi giorni un capo della Deutsche Bank, William Broeksmit,
  • poi Mike Duecker ex Federal Reserve e attualmente alla Russell Investments,
  • il 7 febbraio s’è ucciso sparandosi con una pistola spara chiodi Richard Talley, proprio mentre la finanziaria da lui fondata, la American Title Services (Centennial, Colorado) veniva messa sotto inchiesta dall’autorità dello stato.
  • Poi è stata la volta di Tim Dickenson, direttore delle comunicazioni alla Swiss RE AG,
  • James Stuart Jr della National Bank of Commerce,
  • un trader della Vertical Group Edmund Reilly…

e un folto gruppo di dirigenti della JP Morgan:

  • Ryan Henry Crane giù dal grattacielo (aveva 37 anni) ,
  • Li Junjie (33 anni, cinese, della branca di Hong Kong),
  • Jason Alan Salais (34 anni),
  • Kenneth Bellando (28 anni: da JP Morgan passato a Levy Capital),
  • Josen Giampapa, grosso avvocato della JP Morgan per le cause fallimentari.

Ma perché i banchieri non sono contenti? Perché ci lasciano saltando dalle finestre come nel ’29… tirandosi una pallottola in testa o finendosi con una sparachiodi? Cosa è che li rende infelici, quando il mondo fa di tutto per adempiere ai loro desideri? Sanno qualcosa che noi non sappiamo?

Per certi versi sembrerebbe un fatto di gossip, o uno dei tanti suicidi che giornalmente popolano i nostri telegiornali. Ma non si tratta di un artigiano o di un piccolo imprenditore, soffocato dai debiti, bensì di un impiegato di banca. Ma non proprio un impiegato qualunque. L’ultimo suicidio scuote ancora una volta la Jp Morgan:

  • martedì un banchiere junior di 33 anni, Li Junjie, si è lanciato dal tetto di Chater House che ospita il quartier generale asiatico della banca americana, a Hong Kong.
  • Il mese scorso un vicepresidente di 39 anni si era ucciso lanciandosi dal tetto, al 39° piano, della sede londinese della banca.

Secondo i media, questi suicidi massivi sarebbero legati ad un eccessivo carico di lavoro. Ragazzi tra i 18 ed i 25 anni che lavorano fino a 15 ore al giorno. Ma dobbiamo crederci per davvero alla storiella dello stress da lavoro? O ci sono ben diverse motivazioni dietro questa serie di suicidi? JP Morgan Chase rappresenta una banca di dimensioni cosmiche. Basti vedere la loro esposizione su derivati e l’ammontare della loro leva finanziaria? Cosa sanno questi uomini che a noi non è dato sapere? Parliamo di una banca che, se dovesse scoppiare, sarebbe impossibile da salvare. Possibilissimo che qualcosa nel sistema delle banche non quadri…

Forse siamo seduti su una polveriera… tutto è tenuto in piedi con uno sputo, da una serie di accordi tra le grandi lobby bancarie che si reggono a vicenda e che, per le loro dimensioni e rischiosità sistemica, comandano il mondo della finanza. Il sistema potrebbe implodere… e con quali conseguenze? Possiamo fare poco… forse quasi nulla… Cerchiamo di esserne quantomeno consapevoli. Almeno questo…

 

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